Antoni Gaudì è considerato uno degli architetti più originali e innovativi del Novecento, che ha fatto di Barcellona la sua patria e la sua musa. Joan Mirò lo descrisse come “il primo tra i geni” e, a oltre 150 anni dalla sua nascita, la capitale catalana ha deciso di celebrare l’anno gaudiano, dedicando al grande artista decine di esposizioni e iniziative culturali in tutta la città. E non è tutto. Il Vaticano ha dato il via libera alla beatificazione di Gaudì, che entro qualche anno diventerà letteralmente un santo.
La vita di Antoni Gaudì, dall’infanzia ai primi lavori
Nato il 25 giugno del 1852, a Reus, nella Catalogna del Sud, Antonio Gaudì Cornet è il quintogenito di una famiglia di umile estrazione sociale: il padre, il nonno e il bisnonno erano calderai, artigiani che costruivano caldaie e manufatti in rame e lamiera, ma lui scelse di studiare e frequentò prima al scuola degli Scolapi di Reus e, dal 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona. Durante la sua gioventù perse prima sua madre, poi
suo fratello e sua sorella e cominciò a soffrire precocemente di dolorosissimi reumatismi: proprio per la sua salute cagionevole, Antoni Gaudì visse una vita di privazioni, seguendo rigide diete e assumendo medicinali.
Già nel 1876 Gaudì, ancora studente, comincia a lavorare con architetti celebri dell’epoca tra cui Villar, Sala, Martorell e Fontserè. Tra il 1874 e il 1879 dovette prestare servizio militare e così non terminò gli studi prima del 1878, quando ottiene il titolo di architetto e viene salutato dal direttore di facoltà, Elies Rogent, con queste parole “Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si
vedrà”. Negli anni successivi al diploma, Gaudì si dedicò al suo lavoro con grande impegno e rigore, oltre a prendere parte alla vita sociale del paese: partecipava a incontri culturali, frequentava teatri e caffè insieme agli artisti dell’epoca. Gli vennero assegnati diversi progetti: la progettazione di alcuni lampioni per la Placa Rejal di Barcellona mise in luce tutta la sua creatività e il suo fervore artistico. Nel 1878 conobbe Eusebi
Guell e questo segnò in modo netto la sua carriera: Gaudì si mise al servizio di un mecenate illuminato e visionario, disposto a sostenere qualsiasi prezzo pur di vedere realizzato quello che amava. Sotto l’ala
protettiva di Guell, l’architetto catalano diede vita ad alcune delle strutture più celebri della sua carriera: il Palau Guelle, i Padiglioni Guell e soprattutto il Parco Guell, dove la natura si mescola con disinvoltura all’arte, ai colori e alla scultura.

La Sagrada Familia, l’inimitabile opera incompiuta
Nonostante Gaudì abbia cominciato la sua carriera con una committenza pubblica, quella dei lampioni, tutta la sua vita professionale è proseguita nell’edilizia privata. La casa Batllò, con la facciata dai colorati
mosaici, i balconi in ghisa e il tetto ondeggiante e squamoso, ma anche la casa Milà, dalla facciata in pietra rotondeggiante e movimentata, sono due delle opere più importanti che Gaudì ha lasciato a Barcellona. Ma è una su tutte l’opera che lo ha consacrato alla storia: dal 1914, l’architetto si dedicò esclusivamente ai lavori della Sagrada Familia, della quale aveva ricevuto la commissione nel 1883. L’opera era già cominciata e si trattava di una costruzione monumentale, complessa, articolata, che lo assorbì fino alla sua prematura morte; Antoni Gaudì si ritirò completamente dalla vita pubblica e diede il via a uno stile di vita frugale, isolato, quasi ascetico.
Dal 1910, Gaudì fu colpito da una serie di disgrazie che misero a dura prova la costruzione della Sagrada Familia: perse sua nipote, il suo più grande amico e collaboratore e il mecenate, Guell, e si trovò in una grave crisi economica. Dopo tutte queste disgrazie, Gaudì decise di consacrare la sua intera vita alla costruzione della chiesa, arrivando persino a chiedere l’elemosina ai passanti per “amore di Dio”. La vita di Gaudì si interruppe una sera di giugno del 1926, quando l’artista fu travolto da un tram di passaggio: nessuno lo riconobbe, a causa del suo aspetto povero e trasandato, e passò molto tempo prima che alcuni passanti lo portarono alla clinica più vicina. Gaudì morì nel reparto dei poveri dopo tre giorni di agonia e, quando la popolazione catalana lo venne a sapere, accolse la notizia come una vera e propria calamità. Al funerale dell’architetto “più catalano dei catalani” partecipò una vera e propria moltitudine, tra persone comuni, artisti e illustri personalità statali. Gaudì riposa a Barcellona, proprio nel cuore della sua amata Sagrada Familia, che ancora oggi resta incompiuta.




